Scritto

  • il 23.10.2009
  • alle 05:17 PM
  • da E.Turriziani

La mediazione familiare 5

Non si regala mai il cuore che hai,  si presta ogni tanto senza maschera, nell’intimità
Dolcenera

Nell’ambito della mia professione assisto spesso a vere e proprie battaglie legali intraprese da coppie che non vanno più d’accordo e che perdono la capacità di definire in modo civile e rispettoso, attraverso la comunicazione, una fase di per sé delicata,  quale la separazione.
Indipendentemente da quali siano le cause di una separazione, i protagonisti vivono momenti di rabbia, angoscia, frustrazione, disorientamento che si manifestano in rivendicazioni e assurde vendette in cui vengono coinvolti anche i figli. Sembra scontato  che la fine di una storia d’amore e quindi lo scioglimento di una coppia  coniugale implichi necessariamente la fine della coppia genitoriale. Come su tutto quello che si è costruito in anni di matrimonio o convivenza possa essere buttato nel dimenticatoio da un giorno all’altro.
Questo triste scenario, mi ha portata a credere che sia necessario supportare le coppie in crisi con percorsi di mediazione familiare al fine di ricreare quella serenità necessaria al recupero di un dialogo,  soprattutto per continuare a gestire insieme ed in modo equilibrato il rapporto genitori-figli.
Infatti, si può decidere di non voler più essere una coppia, ma non si può scegliere di non essere più genitori.
Un concetto su cui ormai da quattro anni si sta lavorando e su cui è necessario lavorare ancora è quello della bigenitorialità, riconosciuto al livello giuridico e non solo, come diritto del figlio a crescere ed essere educato, istruito, ricevere cure da entrambi i genitori.
Tale diritto è  affermato nella Convenzione sui diritti del fanciullo di New York del 20 novembre 1989 ratificata e resa esecutiva con la legge 27 maggio 1991, n. 176 .
In Italia, un passo in avanti è stato realizzato con la legge n. 54 dell’8 febbraio 2006, con la quale il legislatore ha affermato la priorità dell’affidamento condiviso ad entrambi i genitori rispetto all’ipotesi residuale dell’affidamento esclusivo. Inoltre, è stata inserita nel codice, per la prima volta, la mediazione familiare come strumento facoltativo di conciliazione.
In ogni caso, le modifiche suindicate non hanno reso automatico il passaggio dalla monogenitorialità alla bigenitorilaità in quanto la giurisprudenza creando la figura del genitore “convivente”  ha fatto si che formalmente si applicasse la legge, ma che nella sostanza il contenuto dell’affidamento rimanesse uguale a prima, eccetto la possibilità per i genitori affidatari di concordare le decisioni di straordinaria amministrazione riguardanti i minori.
Al momento  sono stati presentati  dei disegni di legge sia al Senato sia alla Camera con i quali si propone di inserire altre modifiche nell’ambito del diritto di famiglia come:  il doppio domicilio a tempo indeterminato dei minori in caso di affidamento condiviso; il mantenimento diretto  come diritto-dovere di entrambi i genitori e il tentativo obbligatorio di mediazione prima della separazione. Tali proposte di legge appaiono non condivisibili nella parte in cui impongono  il tentativo obbligatorio di mediazione e soprattutto un obbligo di doppio domicilio per il minore ove i genitori non si accordino in modo diverso.
La  condivisione di un affidamento, infatti, dovrebbe  essere una regola di buon senso,  per due persone che hanno deciso di essere prima coppia e poi genitori.
Appare opportuno, invece parallelamente alle riforme legislative diffondere una cultura della mediazione, nella quale credo sempre di più come supporto alle coppie in crisi,  con la quale “rieducare”  gli ex- coniugi,  ma pur sempre genitori,  all’ascolto e  al colloquio per condividere le scelte riguardanti i propri figli.
Ricordando loro che anche se finisce  un progetto di vita di coppia,  resta il seme di un amore ormai sbiadito: i figli che hanno dritto ad avere non solo l’affetto e rispetto da entrambi i genitori, ma anche il diritto a vivere una vita serena ed equilibrata.

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Ci sono 5 commenti per questo articolo

  1. Marco scrive:

    Bellissimo articolo!

  2. E.Turriziani scrive:

    grazie mille

  3. Davide scrive:

    In Italia, purtroppo ancora nel 2010 siamo capaci di teorizzare in maniera eccelsa, ma poi quando si tratta di mettere in pratica anche il cosiddetto terzo mondo ci guarda stranito.
    Mentre da una parte si tenta di trasformare (ovviamente sempre e solo il padre) colui che fino al giorno prima aveva contribuito a formare la famiglia in qualcosa di diverso da un bancomat illimitato, dall’altra la casta della maggior parte dei giudici per ostentata ottusità continua imperterrita ad affidare il minore alle madri, assetate solo di soldi che finiscono per monetizzare a suon di ricatti il figlio avuto assieme, non permettendo soprattutto il mantenimento diretto di entrambi verso il minore anche in presenza di nuovi compagni più o meno stabili che aumentano il loro tenore di vita mentre i papà part time stentano a sopravvivere tra affitti bollette , mangiare , vestire quando non finiscono direttamente nei dormitori caritas, … i nuovi poveri per intenderci
    Quindi la mia domanda è chi e come sarebbe in grado di sensibilizzare le persone giuste al fine di spezzare vecchie credenze dove si dice che comunque la mamma è sempre la soluzione finale migliore ? e al contempo obbligare i giudici a valutare ogni singolo caso e riconoscere nel caso ne incontrasse uno , un papà meritevole di fronte a una assetata di soldi in un momento economico non facile ? grazie .

  4. Massimiliano scrive:

    l ‘importanza di un supporto psicologico per approcciare le problematiche giuridico familiari….mi sembra essenziale per non disperdere la centralità della famiglia come “fondamento” al di là del legame coniugale . Ambizioso e stimolante!!perfetto per un “FIERO” …Avvocato…CONTERRANEO…COMPLIMENTI!!

  5. silvio scrive:

    Davvero un ottimo compendio, per esperienza e pratica professionale, noto con rammarico, che, il dissolversi di un rapporto affettivo-matrimoniale crea sempre gravi ripercussioni sui figli e poche sui genitori, troppo spesso impegnati a richiedere al professionista di turno l’ottenimento di effimeri vantaggi patrimoniali scaturenti dalla separazione.
    Complimenti ancora per l’espoziione.
    S.V.

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